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martedì 29 ottobre 2013

Ring




- Non dici sul serio... - l'amica si sistemò a disagio sul divanetto, finta pelle, che continuava a cigolare ad ogni movimento - Sicuramente hai notato che porta la fede al dito - puntualizzò, pur sapendo che non era necessario.
- Ho notato - confermò lei con fare accondiscendente - ma non vedo quale sia il problema. -
Accompagnò le parole sollevando le spalle innocente.
-  Un uomo ha solo due ragioni per portare la fede nuziale in un bar per single. La prima è che sa di non aver carattere sufficiente per dire di no ad una donna, se venisse avvicinato, e si nasconde dietro quel monile sperando che le tenga a distanza. Se poi venisse abbordato lo stesso, non avrebbe rimorsi: "almeno ci ha provato". La seconda è perchè cerca qualcosa senza impegno, dato che l'impegno lo ha già preso. 
Nessuna delle due ragioni, qualunque essa sia, gli impedirà comunque di uscire di qui in compagnia. - 
- Da quando sei diventata così cinica? - 
- È un dato di fatto, non cinismo. Se fosse finito qui per caso non si sarebbe tolto la giacca, allentato la cravatta e ordinato da bere. Guardalo! - e fece un breve cenno in direzione del bancone, senza nemmeno alzare gli occhi dal bicchiere ancora pieno.
L'amica studiò l'uomo bruno seduto su un alto sgabello. Era già lì quando erano arrivate e da qualche tempo continuava a guardare verso di loro. 
Spettinato, alto, spalle larghe, a dispetto dell'abbigliamento non sembrava un uomo d'affari. Probabilmente il lavoro gli imponeva di esser elegante ma non impeccabile. Aveva ordinato già il secondo bicchiere di un qualche alcolico incolore, senza ghiaccio. Dava l'impressione di esser in attesa di qualcosa. Doveva ammetterlo: sembrava proprio a caccia di compagnia.
- Non hai ancora toccato alcol e sei già senza inibizioni.- sospirò rassegnata.
- Se bevessi non lo farei più. -
- Questo non ha senso. -
- Ne ha per me. - La informò rassegnata. - Mettiamola così: farò in modo che lui si renda conto del mio interesse, ma non proverò a sedurlo. Se è come dici tu, non succederà nulla, altrimenti, la pianterai con la predica e tornerai a casa da sola. Ti sta bene? -
L'amica annuì delusa - Avrei preferito rinunciassi e basta. -
- Quel tipo mi piace e io non ho legami, non ho nulla da perdere e non devo esser fedele a nessuno se non a me stessa. Perchè dovrei preoccuparmi della persona che lui sta per tradire? 
Se non è un problema per lui non vedo perchè dovrebbe esserlo per me! - 
Concluse e, voltandosi verso il bancone, sfoderò il migliore dei suoi sorrisi.
Alzò il bicchiere in un invitante brindisi fissando i propri occhi su quelli dell'uomo. che ricambiò il sorriso e meccanicamente la imitò alzando a sua volta la mano che teneva il suo liquore.
Lei avvicinò lentamente il bicchiere alla bocca assaporandone il contenuto come se fosse la cosa più buona che avesse mai assaggiato.
L'uomo seguì avidamente il movimento, lasciando sospeso a metà il gesto precedente.
- Sei impossibile. - Si arrese l'amica scuotendo la testa.
- Se lo dici tu! -

sabato 11 maggio 2013

Touch



Lasciò che la mano scivolasse lentamente lungo l'arco della schiena di lei, assaporandone il tocco, il tepore di una pelle liscia come seta. La sentì fremere impercettibilmente. Nonostante non si fosse voltata, lui poteva immaginare quel suo sorriso furbetto dipingersi sul viso mentre inclinava il capo di lato, con i capelli che ne seguivano il movimento frusciando morbidi.
"Fai avvicinare tutti così facilmente?"
Mentre le cingeva con la mano il fianco.
"Se anche non ti avessi sentito avrei riconosciuto il tuo tocco tra mille."
" E se avessi cattive intenzioni?"
" È delle mie di intenzioni che dovresti preoccuparti!" 
Era sempre invitante con il suo modo di stuzzicarlo. Amava la sua lingua tagliente quasi quanto quella pelle d'avorio, ma non sempre gli piaceva misurarsi contro quel modo di provocare senza decidere, contro quel frustrante gioco del lasciar agire lasciandosi, però, la possibilità di scegliere; il non fare mai la prima mossa. 
Lo affascinava questo suo modo di essere che, come una calamita, attira il resto del mondo per poi, all'occorrenza, respingerlo con forza: il canto di una sirena che trascina in fondo al mare.
Mantenne quel contatto il più a lungo possibile, poi non ne potè più.
Lei continuava a dargli la schiena, in attesa; non si sarebbe voltata, e lui lo sapeva. Anche questa volta aveva tessuto abilmente la sua tela e, come previsto, lui era lì.
"Vado via!"
Le disse d'un fiato.
"Lo so!"
Rispose in un filo di voce, la stessa voce che altre volte lo aveva accompagnato in paradiso.
"È tutto quello che hai da dire!"
"..."
"Tutto qui!?"
"... Si!"

domenica 21 aprile 2013

Shut Up!


Per Jo questo bicchiere è stato il suo ultimo, perchè tra l'essere brilli e combinarsi da far schifo tanto che ti ritrovi a vomitare in un angolo del giardino, a volte, ci passa un sorso di differenza.
Si è seduta tra gli amici, poteva scegliere lo schienale del divano bianco di spalle alla porta, o il bracciolo di quella poltrona del cui colore non è sicura, ma il posto migliore, quando si è tra amici, mezzi o completamente andati, a cazzeggiare, beh il posto migliore è sedersì lì, sul tappeto accanto agli altri, in circolo come se fossero attorno ad un immaginario fuoco. Ognuno con il fido bicchiere nella mano e un sorriso beato stampato sul viso, che avranno poi detto di tanto divertente chi lo ricorda.
Si siede lì, o meglio si lascia cadere, e l'ilarità per la delicatezza della manovra si diffonde come un epidemia.
Manda al diavolo qualcuno ma poi ride anche lei.
La stanza è piena di alte finestre, che scure contrastano con le pareti bianche senza carta da parati. Non c'è molta mobilia. Soprattutto sedie e poltrone, un paio di divani, di quelle cose che puoi comprare all'ikea, e un tavolo pieno di bottiglie vuote. Non c'è sporco, forse disordine, di quello buono da divertimento e poi c'è abbastanza gente, quella giusta, quella che vuoi accanto quando desideri superare i limiti senza sentirti in colpa, quando vuoi abbassare le difese senza rischiare.
Fuori è sera... No, fuori è notte! Perchè è tardi, è quel momento della notte in cui i suoni hanno un tono diverso. La luna è bassa all'orizzone o forse è già andata a letto, il cielo è nero e tutto il resto del mondo dorme da tempo. Ascolta, quasi puoi sentirne il respiro.
Ma lei e i suoi amici sono ancora nella festa.
Il momento musica e deliri è passato da un pezzo, ora è il momento delle battute, dei racconti, di lasciarsi scivolare lentamente nei fumi dell'alcol fino al mattino dopo.
Alza il bicchiere per l'ultimo brindisi ma la beatitudine di quel momento è smorzata da quel ronzio.
Sono minuti ormai che quel borbottìo ostile va avanti.
Non è ostile con lei ma il tono non è da pace dei sensi e, anche se non coglie nemmeno una parola, la infastidisce.
Come il suono statico di sottofondo su un canale radio, come le interferenze sotto un programma in TV. Continuo... costante... fastidioso.
Si gira ad intercettare la fonte di quel fastidio ma il divano che è dietro di lei le copre la visuale. Non ha comunque bisogno di vedere perchè sa. 
In quella direzione sa benissimo chi è seduto, e se anche non lo sapesse riconoscerebbe quel tono, quella voce e quel modo di parlare in mezzo a mille.
Si alza un poco sui gomiti, chiedendo agli altri in traiettoria di spostarsi, e lo localizza.
Lì, sull'angolo dello stesso divanetto, nascosto da altre persone, semi seduto al bracciolo, c'è Zane, preso in una delle sue noiose e critiche filippiche da 200mila parole al secondo.
Sbuffa Jo, non capisce con chi stia parlando, ma sa che vorrebbe farlo smettere.
Zane non si cura di lei ma non è seduto sufficientemente distante per ignorarla. Le scocca uno sguardo di sfida senza rallentate la vertiginosa conversazione, anzi, aggiunge all'arringa un tono di sarcasmo.
Questo cambiamento è tutto in suo onore e Jo lo percepisce.
Seccata si volta nuovamente verso di lui, accertandosi di incontrarne lo sguardo.
"C'è un modo per spegnerti?" lo apostrofa.
Zane la guarda sorpreso, come se Jo non potesse essere all'altezza di un simile affronto.
La sorpresa dura troppo poco. Fomentato, Zane ricomincia con il suo bellicoso tono, prendendo di mira Jo e la sua domanda. Spiega con copiosità di argomentazioni come sia impossibile, per lei o per chiunque altro, riuscire a batterlo in dialettica e quindi zittirlo in alcun modo. Sottolineando quanto sia inutile anche solo il tentativo.
Jo ascolta una parola su quattro, ma ne coglie il senso. Lentamente si alza lasciando il bicchiere all'amico più vicino.
Forte dell'alcol che le circola in corpo, o forse solo gasata dal coro di consensi che si è levato assieme a lei, si avvicina lentamente a Zane sorridendo infida.
"Lo conosco io il modo di chiuderti la bocca!" Annuncia un secondo prima di posargli una mano dietro al collo e baciarlo.


Ad occhi sbarrati Zane resta immobile con le braccia lungo il corpo.
Tutto intorno il silenzio basito dei presenti si fonde con il respiro della notte.
Soddisfatta della sua bravata, Jo, prova ad allontanarsi ma Zane sembra riaversi, si prepara psicologiamente ad una mitragliata di parole ma quello che segue la spiazza di più.
Zane le mette una mano sul fianco impedendole di staccarsi da se e inizia a ricambiare il bacio.
Il silenzio viene sostituito da un boato di approvazione. Fischi e urla di consenso riempiono la stanza.
Dura troppo per esser qualcosa di impersonale ma a Jo piace dannatamente per staccarsi. L'assenza di fiato decide per lei e, finalmente, riesce a mettere tra di loro qualche centimetro.
Decisa ad uscire vittoriosa dall'inusuale scontro, Jo, fa un passo indietro osservando Zane rimasto senza parole e a bocca aperta.
"Ecco!" Esclama sottolineando le parole con un gesto della mano.
Gasata per la vittoria gira su se stessa cercando di apparire tranquilla, ma al primo passo barcolla, più per lo tsunami di emozioni che per la bevuta.
"Devo aver bevuto troppo! Esco a prendere una boccata d'aria." Senza lasciargli modo di ribadire, conclude così la tenzone,  si dirige verso la porta aperta, tra gli applausi dei presenti e seguita dalle sue due amiche, più divertite che sorprese.
"Davvero sei così brilla?" Le chiede Zoe perplessa.
"Non così tanto. Ma voi non ditelo a nessuno!" Sorride sorniona mentre le sue amiche si scambiano uno sguardo d'intesa.

mercoledì 31 marzo 2010

Dall'altra parte del cielo!


“Se anche tu vedi lo stesso cielo non siamo poi così lontani, se nel domani nessuno ha la certezza, io son nessuno e tu domani… Noi siamo un mondo a parte, siamo parte del mondo, rimasti un po’ in disparte un secondo, solo un secondo!”
La luce del primo pomeriggio illuminava l'intera sala. Le enormi vetrate che si affacciavano su un limpido cielo settembrino dilatavano lo spazio più di quanto già non fosse.
Lei godeva del tepore del sole, seduta in una bianca poltrona ad un tavolino, si stava concedendo un attimo di relax, anche dal libro che, stancamente, aveva poggiato sulle gambe. Con gli occhiali da sole poteva scrutare fuori senza che il riverbero la infastidisse, guardare il mondo da quell’ altezza l'affascinava, come l'idea di esser così lontana dal cielo che era abituata ad osservare eppure sentire questo ugualmente familiare. Con un sorriso tornò alla lettura ma in quel momento una voce maschile richiamò la sua attenzione.
Era un ragazzo sulla trentina, anche se non poteva giurarci. I lineamenti asiatici le suggerivano che non era uno straniero, come lei, e che poteva dimostrare meno anni di quanti realmente ne avesse. Chiuse lentamente il libro assicurandosi di tenere il segno con la foglia di Ginko Biloba, raccolta durante la gita al tempio qualche giorno prima, “quando questa vacanza era all'inizio” pensò e un ombra di malinconia le sfiorò il viso. Si voltò verso lo sconosciuto sorridendo cortesemente.
Era vestito sobriamente, completo scuro e cravatta, soltanto la camicia faceva trapelare un nonsoché di casual, di informale. Lui si inchinò più volte salutandola con tutte quelle “cortesie” proprie della loro cultura, poi si presentò, o almeno così le parve di capire, porgendole l’immancabile bigliettino da visita. Lei lo prese e lo osservò, anche questi era stranamente sobrio ma informale, scritta bianca su fondo nero, e particolari giochi di forme che non riconobbe.
Si affrettò a prender dalla borsetta un astuccio di metallo, lo aprì con un click e ne trasse fuori uno dei suoi bigliettini. Per fortuna ne aveva preparato qualcuno in vista di occasioni simili. Lo guardò un istante. Pensandoci bene quell’argento su campo azzurro, con un ramo di ciliegio appena abbozzato, le sembrava troppo frivolo, ma quando lo aveva disegnato le era piaciuto così tanto e ora non aveva molta scelta.
Lo porse all’uomo che la osservava incuriosito, lui lesse il suo nome e parve volesse memorizzarne ogni lettera, ma forse si stava solo chiedendo come si pronunciasse.
Si tolse gli occhiali da sole per osservare lo sconosciuto senza filtri, era di bell’aspetto, e un po’ più alto della media, lui, probabilmente sentendosi osservato, sollevò la testa e i loro occhi s’incrociarono, lei sorrise nuovamente, divertita questa volta, e lo vide arrossire impercettibilmente.
Fu soltanto un attimo, un attimo d’intimità, solo un secondo di confidenza al di là di luogo e tempo.
Poi arrivò il momento che lei aveva temuto. Lui le rivolse qualche parola, ma lei non capì,!
Provò a chiedere, parlandogli in inglese, in che modo potesse aiutarlo, scusandosi per non riuscire a comprenderlo.
Per tutta la durata di quella splendida vacanza, lei aveva lottato con la scomoda sensazione che si prova a visitare un paese di cui non si conosce la lingua.
Un'indicazione, un semplice saluto, persino scusarsi per un casuale urto diventava un'operazione incredibilmente complicata. Inoltre, in questo splendido paese, le persone che conoscevano l'inglese erano davvero poche, mentre quelle che parlavano la sua lingua erano praticamente inesistenti.
Un’espressione perplessa si dipinse sul volto dell’uomo, poi il suo sguardo s’incupì. Lei fece un’ulteriore tentativo, ma era evidente che non esisteva punto s’incontro.
D’improvviso una voce squillante attirò la sua attenzione, lei si voltò, e vide le sue amiche farle segno di andare.
Fece un cenno di assenso e si alzò. Infilò nuovamente gli occhiali e il mondo si tinse di un sottile velo scuro.
Quel semplice gesto bastò affinché la barriera culturale, che si era creata tra di loro, divenisse insormontabile e sancì la fine di quella curiosa conversazione.
Lei raccolse il libro e le sue cose, s’inchinò e sorrise cortesemente.
Le uniche parole che conosceva nella lingua di lui erano scuse e saluti, le usò entrambe, augurandosi di esser stata abbastanza referenziale. L’uomo fece altrettanto, borbottando qualcosa che lei non comprese.
Si voltò senza esitazioni e si avviò verso le due donne che la stavano aspettando. Quando le raggiunse una delle due le fece cenno di voltarsi. Alle sue spalle c’era l’uomo di poco prima, in evidente imbarazzo e un tantino trafelato. Lei fu colta dallo stupore ma sorrise ugualmente.
Questa volta lui non provò nemmeno a parlarle, le prese delicatamente una mano e le poggiò sul palmo una foglia di Ginko Biloba. Lei sgranò gli occhi, le bastò un secondo per capire che le era scivolata via dalle pagine del libro, la guardò e i suoi occhi si fecero dolci.
Spostò lo sguardo sullo sconosciuto e lo ringraziò di cuore, regalandogli il più bel sorriso che lui avesse mai visto.
Per lei quello era un ricordo importante...

“ いつかきっと かっさらいに行く もっとお前に ふさわしい俺になって ”*

... Avevano appena finito la prima parte di quella lunghissima riunione, in cui lui si era prodigato nello spiegare a tutti le idee per la nuova stagione. Lavoro e ancora lavoro, ormai si era buttato a capofitto in questo progetto, non c’era tempo per altro, non voleva tempo per altro…
Ma era veramente così?!
Da qualche anno la sua vita aveva preso una piega interessante, ma continuava a mancargli qualcosa. Sentiva, sempre di più, di esser incompleto.
Solo le giornate di lavoro intense, come questa, riuscivano a tenerlo lontano dal pensiero della sua immagine riflessa nello specchio al mattino, quando, dopo una notte insonne, solo, in quel enorme letto, vedeva un uomo solo, con i capelli arruffati e la barba incolta. Non capiva perché, ma quell' immagine di sé lo innervosiva.
Si era concesso qualche momento di pausa, giusto il tempo di un the e poi sarebbe tornato nella bolgia.
Metter d’accordo tante personalità forti era sempre un’impresa, ma lui ci riusciva, in un modo o nell'altro, nonostante nessuno lo sapesse, era lui il cuore del gruppo.
Guardò fuori il cielo senza nuvole, quell'autunno si prospettava particolarmente mite, era sicuro sarebbe riuscito a godere di qualche assolato giorno di riposo, qualche solitario, assolato, giorno di riposo.
Quasi odiò il sole che, sorridente e caldo, illuminava la sala con i suoi benevoli raggi. Tutto sembrava avvolto da un alone magico, il tempo era sospeso in quell’ istante di quiete. Complice anche la quasi assenza di persone.
Non era un periodo di alta affluenza turistica e i divani erano deserti.
Tutto era avvolto in un ovattato silenzio.
Il suo sguardo si posò sull’unica altra persona nella sala, oltre a lui.
Una giovane donna, vestita in modo leggero e un poco “scollato”, in pantaloncini e camicia. Portava i capelli sciolti che le cadevano sul viso, lo sguardo nascosto dietro occhiali da sole alla moda.
Stava leggendo un libro, probabilmente era straniera, nonostante non riuscisse a scorgerne il taglio degli occhi, il colore chiaro dei capelli e le forme morbide, non lasciavano spazio a dubbi.
La stava fissando da un po’, più incuriosito che interessato. Gli unici avventori del luogo erano loro due e lei non si era accorta di lui, quindi, probabilmente, non sapeva di esser osservata. Tutto intorno a lei sembrava rarefatto, un gioco di luci e colori che sbiadivano i contorni. D’improvviso aveva messo da parte il libro, alzato il volto a guardare, davanti a se, il cielo fuori dalle vetrate. Aveva spostato una ciocca di capelli dietro l’orecchio lasciando intravedere il collo, le labbra si erano socchiuse come colte da sorpresa.
Lui non poteva vedere i suoi occhi ma tutto lasciava immaginare lo sguardo estasiato con cui si stava godendo del panorama.
Si scosse all’improvviso trovando se stesso a bocca aperta con gli occhi ancora fissi sulla donna. Fu preso dal desiderio di conoscerla, ma più forte ancora, era quello di poter scorgere lo sguardo dietro quegli occhiali da sole.
Si fece coraggio e l’avvicinò.
Non era solito prendere questo tipo di iniziative e presentarsi ad esponenti del sesso opposto.In queste situazioni diventava goffo e timido e solitamente faceva delle figure non proprio brillanti. Tentennò un attimo, l’unica lingua che sapeva parlare era la propria, come avrebbe fatto?!
Ci stava ancora pensando quando si ritrovò di fronte alla straniera senza nemmeno sapere come ci era arrivato, lei lo stava guardandolo con un sorriso cortese.
Si presentò e allungò, con una certa rigidità, il proprio bigliettino da visita, era quello del lavoro e sperava fosse abbastanza sobrio.
Lei lo prese dalle sue mani sfiorandole appena e un brivido gli corse lungo la schiena. Gli diede uno sguardo veloce e poi trasse fuori da un astuccio in metallo, un cartoncino azzurro, con un disegno delicato e due righe con nome e numero.
“Ora conosco il suo nome” pensò entusiasta, senza chiedersi perché un nome potesse mandarlo così su di giri.
Voleva chiederle chi fosse, se era reale, quanto sarebbe rimasta, se poteva sperare di rivederla, se poteva sapere com’erano i suoi occhi, ma qualunque parola avesse pronunciato lei non lo avrebbe compreso.
“Ma chi voglio prender in giro, non avrei mai il coraggio di dirle una sola di quelle cose, anche se capisse le mie parole”
Pensò ancora più avvilito, poi tornò in se, stava tenendo tra le mani ancora il bigliettino da visita e doveva esser sembrato matto. Alzò lo sguardo verso di lei ed ebbe un tuffo al cuore.
Non sperava il suo desiderio venisse esaudito così presto.
Due profondi occhi verdi lo fissavano incuriositi e il sorriso dipinto sul volto li rendeva ancora più luminosi. Per un’ istante il tempo si fermò, e tutto il resto perse di significato.
Si presentò nuovamente e le chiese di che nazionalità fosse, lei lo osservò perplessa e imbarazzata si scusò.
Sentirle pronunciare quelle poche parole nella propria lingua gli fece uno strano effetto, come se fosse la prima volta che sentiva qualcuno scusarsi.
Poi lei gli parlò in una lingua che non era la sua, forse inglese, probabilmente gli stava dicendo che non riusciva a capire, ma lui era nella stessa situazione.
“Non possiamo comunicare!”
Questa consapevolezza arrivò dritto al cuore come uno spillo.
Una voce dall’ingresso ruppe l’imbarazzante momento, qualcuno la stava cercando. Fu sollevato di constatare che non si trattava di un uomo.
La donna si infilò nuovamente gli occhiali da sole e la magia svanì.
All’improvviso era come se un velo scuro si fosse impossessato di tutta la luce.
Lei gli sorrise ancora cortesemente, ma quel sorriso gli parve spento in confronto a quello che gli aveva regalato qualche momento prima. Si inchinò in automatico e bofonchiò un saluto.
La osservò allontanarsi di buon umore e lo turbò l’idea che quella separazione pesasse soltanto a lui.
“Idiota! Potevi almeno provarci!” si rimproverò
“Un’occasione... vorrei soltanto un’altra occasione!”
supplicò un dio sconosciuto.
Stava fisso, immobile ad osservarla allontanarsi di schiena quando dal libro che lei portava con se scivolò fuori qualcosa, si affrettò a raccoglierlo, era una foglia di Ginko Biloba...
“Grazie!” sussurrò e si affrettò a raggiungerla.
Quando lei si voltò il suo sguardo era visibilmente sorpreso, ma non mancò di sorridergli, questo gli diede il coraggio di prenderle la mano e posarvi dentro la foglia.
Lo sguardo che lei gli regalò lo riempì di gioia. Non importava quanto sarebbe stato complicato o come sarebbe andata, voleva assolutamente che questa sconosciuta entrasse a far parte della sua vita e avrebbe fatto di tutto perché ciò avvenisse!

End


*“ In qualche modo un giorno verrò a prenderti: quando sarò più degno di te. ”

sabato 14 febbraio 2009

Manco in un manga!

Aveva appena indossato il lungo cappotto e stava accingendosi ad uscire quando le arrivò l'inattesa telefonata.
-Ciao sono io!-
-Ciao! Stavo proprio uscendo in questo momento. Ci vediamo al solito posto giusto?-
-Ehm... Si... però ci sarebbe un cambio di programma...-
June corrucciò la fronte aspettandosi chissà quale imprevisto che avrebbe fatto saltare l'uscita di quel pomeriggio.
-Niente di speciale però se non ti và possiamo lasciar perdere-
Le stava anticipando con imbarazzo Meril.
-Su dimmi che c'è?-
Tagliò corto impaziente.
-Mi ha telefonato Franz, è in città e vorrebbe vedermi per un saluto al volo. Gli ho detto che avevamo appuntamento e lui ha proposto di invitare anche te dato che anche lui è con degli amici. Sarebbe un aperitivo, alle 20:00 ha la prima di un film quindi staremmo con lui poco meno di un'ora, e poi potremmo dedicarci alle nostre chiacchiere. Ti va?-
June sorrise, sollevata, quanto meno il loro giro in centro non era saltato.
Rispose quasi d'impulso, conosceva Meril tanto da sapere che aveva voglia di vedere Franz e a lei non costava incontrare gente nuova.
-Ok! Dove ci troviamo?-
-Sei sicura?-
-Certo! E poi è da un po' che non esco per vedere dei ragazzi-
Sorrise divertita. non era proprio un appuntamento ma dato che Franz avrebbe portato un amico valeva la pena passare un'ora diversa dal solito. Ultimamente le sue uscite si erano limitate ai giri pettegolezzo con Meril e le cioccolate al solito baretto con il resto del gruppo. Questa era un'alternativa tutto sommato allettante.
-Noi ci vediamo comunque al solito posto, avremo qualche minuto per noi poi ci raggiungono.-
-Ok! A dopo allora!-
Abbottonò il cappotto e uscì di casa.
Il tempo non era dei migliori, pioveva, ma ormai erano settimane che la città era sommersa dal mal tempo, non ci si faceva nemmeno più caso.
Meril arrivò sorridente.
-Altro cambio di programma-
-Ancora?!-
-Va a nostro vantaggio però! Ci vediamo direttamente davanti al cinema prima della presentazione, così io e te possiamo gironzolare come previsto.-
-Perfetto! Andiamo?-
-Andiamo-
June si domandò come sarebbe stato aspettare davanti al cinema che ospitava la prima di un film, con la gente che contava di vedere qualche attore famoso, mentre loro chiacchieravano incuranti con Franz.
Detto, fatto, tempo una mezz'oretta arrivò la chiamata di Franz che le avvisava che erano arrivati al luogo d'incontro.
Le ragazze raggiunsero facilmente l'ingresso, come si era aspettata June c'era confusione e molta security, ma niente ressa, e questo la consolò.
Franz le aspettava lì insieme ad altre due persone, ma sarebbe più corretto dire che aspettava Meril.
June non si era immaginata nessuna accoglienza particolare dato che conosceva poco Franz, soprattutto di "fama" per i racconti dell'amica, e lo aveva incontrato una volta soltanto. Lui, invece, la salutò amichevolmente come se la conoscesse da tempo, cosa che la lasciò di stucco. Ma, purtroppo, non fu l'unico episodio a lasciarla senza parole... letteralmente...
Franz era un regista alle prime armi, che aveva collaborato alla realizzazione del film la cui prima era proiettata in quel cinema ormai invaso dagli ospiti, una persona interessante di sicuro, ma per June solo uno degli amici "quasisenzavolto" di Meril.
Dopo averle salutate, Franz si apprestò a presentarle agli altri, o meglio, presentò Meril...
-Allora ragazzi questa è Meril.-
Le due ragazze erano l'una accanto all'altra ma, nel fare il gesto di "presentare" Meril, Franz si intromise tra le due dando le spalle ad June che, con la mano tesa verso uno dei due "amici" per presentarsi a sua volta, fu tagliata completamente fuori e si ritrovò a tendere il palmo alla schiena di Franz, e a guardare incuriosita, oltre che sbalordita, l'uomo più prossimo a lei anch'egli con la mano protesa per salutarla.
"Non posso crederci!? l'ha fatto davvero?! Ridicolo mi vien da ridere! Che cafone!"
June trattenne a stento una risata e si limitò a guardarsi attorno con un ghigno imbarazzato stampato sul volto.
-Cos'è successo? Mi son persa qualcosa? Perchè ridi?-
-Ti dirò poi, non ti preoccupare-
La curiosità di Meril la divertiva ancora di più, ma non poteva certo dirle che il distinto Franz si era appena comportato da cafone nei suoi confronti.
Decise di ignorare l'accaduto attribuendolo ad una disattenzione.
La conversazione proseguiva sostenuta, June si sentiva un tantino esclusa dato che le era complicato rivolgersi a persone che non le erano state presentate, soprattutto perchè queste stesse persone si erano rese conto della gaffe fatta da Franz, il che rendeva tutto ancora più grottesco.
A fatica riuscì ad inserire qualche commento nella conversazione, mentre Franz monopolizzava Meril, unico suo appiglio in quello strano quintetto.
L'argomento si era spostato sulle ambizioni di Meril e June si era permessa di commentare che fosse come un'avventura. Franz si precipitò a puntualizzare che non necessariamente fosse una cosa negativa...
-Ma io... Intendevo appunto un'avventura nel senso più positivo del termine...-
June si trovò a dover puntualizzare...
"Questo tipo non ha tutte le rotelle apposto"
-Perchè non prendi in considerazione di collaborare con me?-
Chiese Franz a Meril in uno slancio di propositività.
-Perchè è solo un hobby per me, non credo di esserne all'altezza.-
-Non ti sei mai cimentata non puoi saperlo.-
Intervenne June cogliendo l'occasione di un argomento a lei congeniale.
-Lasciamo perdere ne riparliamo quando siamo solo io e te.-
Tagliò corto Franz escludendo per l'ennesima volta June in modo nemmeno tanto aggraziato. la ragazza lo fissò basita.
"Possibile che non lo faccia intenzionalmente?Se è così questo tipo è un soggetto alquanto singolare." Mentre formulava questi pensieri lo sguardo di June passò da uno all'altro degli altri due interlocutori che, ad occhi sgranati, avevano notato la scena.
Le sembrava di esser in una sitcom, o peggio ancora in un manga, solo nei fumetti capitano situazioni talmente grottesche.
Franz le informò che purtroppo i biglietti invito per la prima gli erano stati dati "contati" e che purtroppo non era riuscito a recuperarne "un altro"
-Altrimenti avresti potuto vederlo con noi Meril.-
Ad occhi sgranati June non poteva credere alle sue orecchie... "Ma non si sente quando parla? Quasi, quasi mi offendo!"
La pioggia si fece battente e, in uno slancio di galanteria, Franz indietreggiò per far si che le ragazze riuscissero a ripararsi nell'atrio del cinema, o almeno così pensava June, perchè, certo Franz si era fatto indietro per far spazio, ma l'unica che poté godere di quel gesto fu Meril, a June non restò che mettersi di lato ed estraniarsi ulteriormente dalla conversazione.
Chiunque al posto della ragazza avrebbe considerato intollerabile quella situazione, ma June non era lì per far "colpo" su nessuno, e anche la compagnia o l'amicizia di Franz le interessavano poco. Ci era andata perchè a Meril faceva piacere e quella singolare situazione la divertiva immensamente, come esser catapultati in un universo parallelo. Faceva fatica ad associare ad una persona di "presenza" come Franz, un uomo fine, intelligente e particolarmente elegante in quella occasione, un atteggiamento tanto cafone e maleducato. Lo stesso diverso atteggiamento, talmente agli antipodi, che riservava a lei e a Meril, la faceva sorridere. Non riusciva a indispettirsi per quella mancanza di attenzione nei suoi confronti, perchè talmente palese da esser grottesca. Lo giustificò pensando che il vedere Meril, per la quale aveva un evidente interesse, lo avesse reso dimentico delle più basilari regole dell'educazione e del senso comune.
L'incontro proseguì per una decina di minuti ancora, finché la "prima" del film non reclamò la presenza dei tre e le ragazze poterono congedarsi. June rimpianse solo di non aver saputo il nome del "tipo con il berretto" come lo aveva ribattezzato lei, che tutto sommato le era sembrato interessante oltre che carino. Franz sembrò rendersi conto della sua esistenza e la salutò, con esagerato trasporto, "fuori luogo dato i "precedenti" si trovò a pensare June. Quando furono ad una distanza decente lei scoppiò in una sonora risata e raccontò ad una Meril stupita, gli eventi di quel singolare incontro. Meril sembrò mortificata e divertita dalle circostanze, sopratutto perchè June aveva raccontato tutto con il sorriso sulle labbra.
-Amica mia, posso dire di aver appena vissuto un episodio in perfetto stile manga. Mi sento la protagonista di un fumetto.-
-Magari lo sei davvero-
Una fragorosa risata sovrastò lo scrosciare della pioggia, sotto la quale si salutarono.
Alla prossima uscita!

P.S.: L'ho messa giù come un racconto ma ci credereste se vi dicessi che mi è davvero succeso?! Da pazzi!!

Miaooo

giovedì 11 dicembre 2008

SognoStorie

Inizio, da oggi, a postare una serie di racconti da me scritti e di cui vorrei mettervi a parte. Il primo è ancora incompleto ma spero di concluderlo mentre lo scrivo.
Pubblicherò la storia divisa in capitoli, suddivisi in più parti tra il post e i commenti all'interno dello stesso. Spero di poter leggere i vostri commenti e le opinioni a riguardo ma vi invito,per ogni capitolo,ad aspettare la "fine capitolo".
Premessa.
Le mie storie nascono principalmente da sogni "particolari" durante i quali sono mera spettatrice degli eventi. Successivamente, data la natura vacua dei sogni, aggiungo parti mancanti e strutturo il resto della storia, con un po' di fantasia e ingegno.
E' un po' come descrivere un film e le sensazioni che son scaturite dalla visione, trovo difficile riuscire a descrivere con le parole, immagini e le emozioni suscitate da queste, ma ci proverò, e spero mi venga bene. Per questo, questa rubrica, si chiamerà "SognoStorie" termine con cui ho identificato questi sogni e che uso quando devo raccontarli alle amiche. Ogni storia è priva di titolo, quello di solito lo scelgo dopo!
Iniziamo?!
Buona Lettura!
P.S.: Damina forse questa ti piacerà perch è un racconto che vuol diventare romanzo ^_^
Miaoo

mercoledì 19 settembre 2007

Arcobaleni

Ho voglia di mettervi al corrente di qualcosa per me molto speciale e che in qualche modo mette a "nudo" la mia anima.
Pochi di voi, credo soltanto i miei amici, sanno che mi diletto a scriver storie, racconti, avventure, molto spesso, quasi sempre, ispirati da sogni fatti durante la notte.

*Miao micia che ha una fervente fase rem :P
Ecco, in questi giorni ho concluso una storia che è stato un luuungo parto, sognata e poi iniziata nel lontano 2005, ha trovato conclusione in questi giorni. Confesso che ciò che ne è derivato mi ha quasi sommersa. Rileggendo quello che avevo scritto, in particolare gli appunti presi a suo tempo, la mattina al risveglio da quel visionario sogno, che poi rappresentano l'anima della storia, mi sono sorpresa a scoprire che molte delle cose che avevo scritto poi col tempo si sono avverate in un modo o nell'altro, senza troppe pretese, e la cosa mi ha sorpresa.
Chissà se coloro che conoscono la "vera natura" di questa storia riusciranno a comprendere cosa intendo e se mi daranno ragione.
Comunque sono ancora troppo impaurita perchè altri oltre quei pochi eletti(da me) leggano le mie storie, ma per non lasciarvi a bocca asciutta vi incollerò qui un brano tratto dal racconto di cui sopra... è un assaggio che forse rispecchia quello di cui volevo raccontare, spero vi piaccia, e... non siate troppo crudeli.
Miaoooo

Di seguito un brano tratto da una storia originale di cui detengo i diritti d'autore!
" Noi… Siamo come l’arcobaleno…
Come quando fai brillare un prisma sotto un raggio di sole in una stanza buia. Le pareti si riempiono di colore e ti rendi conto che qualcosa di semplice, come la luce, racchiude in se tanta meraviglia, e sei li a guardarla sbalordito e felice, come se fosse la cosa più bella che tu abbia mai visto. Questa magia è sempre la stessa a sette come a settant’anni.
Penso che anche la vita sia come quel raggio di luce, è qualcosa di semplice e etereo, leggero e luminoso, ma dentro di se conserva quella magia che fa di noi, ognuno a modo suo, diversi e speciali, e, nello stesso tempo, uguali e semplici, perché è da lei che tutto ha inizio.
Noi siamo solo, no anzi, noi SIAMO i colori che, con l’aiuto del prisma, prendono direzioni e sfumature diverse ma che nel cuore custodiscono sempre quella luce originale e, oltre ad essa, qualcosa degli altri colori! Anche se non li incontreremo più o se siamo agli opposti come il bianco e il nero, conserveremo per sempre qualcosa di essi dentro di noi…"
Grazie