martedì 13 aprile 2010

Desire



“Quello che volevo come sempre non c’è…”

Lo senti dire ovunque. In un film pieno di retorica; come battuta fatta da qualche amico, con nessun senso dell’umorismo e ancor meno tatto, nel momento sbagliato; da qualche anziano, come monito, a spiegarti che spesso quello che desideri non è quello che ti serve.
“Fa attenzione a ciò che desideri, un giorno potrebbe avverarsi!”
Ci credo poco. Come se i desideri potessero avverarsi per incanto... Ingenuo!
Ogni giorno arranchiamo per conquistare quel centimetro di felicità tanto agognata, sperando di seguire la strada giusta, con un obbiettivo sempre più lontano.
Sempre più arroccati su di uno scosceso crinale che rende impervia la salita, che ci allontana dagli altri, che ci lascia l’illusione di esser gli unici in grado di scalarlo, che ti rimanda indietro sempre un po’, per ogni metro conquistato.

Cinico?! Ovviamente!

Come tutti quelli giunti alla mia età con l’illusione di spaccare il mondo spaccata dalla realtà!

Ero in condizioni anche peggiori quel giorno di sette mesi fa.

Al solito, mi trascinavo per la città in cerca di qualcosa, o semplicemente aspettando l’ora in cui Morfeo mi avrebbe accolto tra le sue braccia e messo fine ad un altro inutile, tedioso giorno.

Senza nemmeno rendermene conto ero fermo a fissare una vetrina in allestimento. Seguivo con lo sguardo i contorni della mia persona, dall’alto verso il basso e poi ancora in alto (- passatempo intelligente - oserei dire) quando la sua figura, esile e aggraziata, si avvicinò alla mia.

Ci volle poco perché la mia attenzione si spostasse su di lei.

Impermeabile chiaro e capelli legati, leggermente inumiditi dalla pioggerellina che da settimane incombeva sulla città.

Niente ombrello, strano per una donna truccata, anche se impercettibilmente, e ben vestita.
No, non potevo vedere com’era vestita, ma il taglio dell’impermeabile mi suggeriva una persona di buon gusto.

Era ferma accanto a me e mi guardava divertita. Quasi avesse letto i miei pensieri mi sorrise e un velo di gelo calò all’improvviso.

“Salve”

Mi salutò melliflua e la sua voce sembrava avvolgermi.
“Salve”
Risposi poco convinto.
“Posso farle una domanda?”
Ecco, ci siamo. Chissà cosa vorrà vendere…“Mi scusi, non vorrei esser scortese, ma non sono interessato a comprare o ad abbonarmi a nulla e l’ultimo libro che ho letto risale ai tempi delle scuole medie”
Ero stato sicuramente scortese, ma lei scoppiò in una risata sonora.
“Perfetto! Un ignorante che non ha soldi ne tanto meno ambisce ad ampliare la sua cultura. Direi che lei è la persona adatta!”
Il suo umorismo non mi era veramente chiaro, ma sorrisi a quella che pensavo fosse una battuta.
“Mi dica, allora!”
I suoi occhi divennero famelici, come quelli di una tigre che punta la preda.
“Dunque, ipotizziamo che in questo momento le venisse data la possibilità di esprimere un desiderio. Un unico desiderio e la certezza che venga esaudito. Qualunque cosa, per quanto impossibile o irraggiungibile sia. Che desiderio esprimerebbe?!”
“Curioso come sondaggio non trova?”
“Se pensa sia così non mi risponda, ma, se decide di farlo, mi permetta di darle un consiglio. Eviti desideri banali come diventare milionario o la pace nel mondo. Sono davvero troppo scontati.
Decida come se dalla natura stessa del desiderio dipendesse la sua realizzazione. Pensi a ciò che vorrebbe davvero!”
Pensarci!? Questa donna, dal gelido sorriso e i capelli bagnati, non poteva nemmeno immaginare di quante volte mi ero chiesto cosa volessi fare della mia vita, che ambizioni avessi, cosa desiderassi davvero!
Ma era solo da un paio di giorni che una risposta si era fatta strada, prepotente, in me.
Anche in quel momento, davanti ad una sporca, vuota vetrina, con la mia grigia immagine riflessa che mi ammoniva, nella testa solo quella frase campeggiava, padrona assoluta.
“Vorrei morire felice!”
Lei non batté ciglio. Mi aspettavo da un momento all’altro che scoppiasse nell’inquietante, fragorosa risata di poco prima, invece nulla.Continuò a fissarmi con gli occhi da predatore, in silenzio, per poi esordire con un…
“E sia! La ringrazio per la sua attenzione. Salve”
E senza nemmeno aspettar la mia riposta mi lasciò da solo, perplesso e un tantino inquieto, sotto la pioggerella invernale.
Lamentarsi della propria vita è decisamente uno sport inutile. Si spreca tempo a lagnarsi di ciò che non va e non si fa nulla affinché vada meglio.
In sette mesi la mia vita non ha subìto grossi cambiamenti, ma ho smesso di trascinarmi per le strade fino a sera, di rotolare fuori dal letto ancora mezzo addormentato e arrivare al lavoro come un automa.
Nemmeno so quando ho smesso di sentirmi vuoto e inutile.
Gradualmente, giorno dopo giorno, qualcosa è cambiato.
Non ho vinto alla lotteria e la pace del mondo non è stata siglata, ma la mia vita ha cominciato a prender i connotati di un dolce prato in discesa.
Il mese scorso, poi, ho conosciuto lei.
Il sole in una mattina di primavera.
Un suo solo sguardo mi rendeva la giornata migliore. In realtà era semrpe stata lì. Lavorava da mesi nell'ufficio accanto al mio.
Migliaia di volte l'avrò incrociata, alla macchinetta del caffè, per i corridoi, chissà quante volte mi ha rivolto la parola senza che nemmeno le rispondessi o la degnassi di uno sguardo.
È stato come aprire gli occhi dopo un lungo letargo.

Vi lascio immaginare la mia felicità quando ha acconsentito ad esser mia!
Sette mesi, un lasso di tempo ne’ troppo lungo, ne’ troppo breve, è accaduto tutto in modo così naturale che nemmeno ci ho fatto caso.
Ma oggi mi torna in mente quella triste, piovosa sera, in cui una sconosciuta mi chiese di esprimere un desiderio.
I miei professori, a scuola, mi rimproveravano sempre per l’uso che facevo delle parole.
Dell’impulsività con cui costruivo le frasi, senza pensare, soppesarne, il significato.

Quanto è sottovalutato l’insegnamento.
Quest’oggi, mi sono svegliato, ho iniziato serenamente la mia giornata che stava volgendo al termine nel modo migliore quando qualcuno mi ha chiesto:
“Sei felice?”
“Si!”
Ho risposto, e la mia voce è salita limpida dal più profondo del mio animo.
“È dunque tempo che saldi il tuo debito!”
E ora mi ritrovo qui a fissare fuori dalla finestra di questa stanza, il mondo che lentamente si avvia verso il tramonto.
Sereno, senza angoscia, con solo la sensazione di esser stato nuovamente imbrogliato dalla vita, e non poter nemmeno riuscire a soffrire per questo.
“Son stato davvero fregato!”
Dirlo con un sorriso felice sulla faccia, poi, è il colmo della beffa.
“Fa attenzione a ciò che desideri, perché un giorno potrebbe avverarsi!”
E ora il mio desiderio si è avverato.Muoio felice, nell’istante esatto in cui mi son sentito felice!Era il mio desiderio e quindi sono l’unico da biasimare se ora si avvera, ma a causa della natura stessa del desiderio, non riesco nemmeno a prendermela con me per la mia leggerezza.
Mi consola solo il poco tempo in cui ho potuto godere di questo stato.

La vita è davvero breve per perdere tempo a lagnarsi di quello che non va’, a desiderare cose troppo lontane da se, ad esser convinti che ciò che può renderci felici, non lo abbiamo ancora raggiunto.
Chiudo gli occhi sereno, burlato da un sadico demone chiamato “destino” con il dubbio che, forse, avrei dovuto desiderare qualcos’altro e la certezza di non aver imparato la lezione.

mercoledì 31 marzo 2010

Dall'altra parte del cielo!


“Se anche tu vedi lo stesso cielo non siamo poi così lontani, se nel domani nessuno ha la certezza, io son nessuno e tu domani… Noi siamo un mondo a parte, siamo parte del mondo, rimasti un po’ in disparte un secondo, solo un secondo!”
La luce del primo pomeriggio illuminava l'intera sala. Le enormi vetrate che si affacciavano su un limpido cielo settembrino dilatavano lo spazio più di quanto già non fosse.
Lei godeva del tepore del sole, seduta in una bianca poltrona ad un tavolino, si stava concedendo un attimo di relax, anche dal libro che, stancamente, aveva poggiato sulle gambe. Con gli occhiali da sole poteva scrutare fuori senza che il riverbero la infastidisse, guardare il mondo da quell’ altezza l'affascinava, come l'idea di esser così lontana dal cielo che era abituata ad osservare eppure sentire questo ugualmente familiare. Con un sorriso tornò alla lettura ma in quel momento una voce maschile richiamò la sua attenzione.
Era un ragazzo sulla trentina, anche se non poteva giurarci. I lineamenti asiatici le suggerivano che non era uno straniero, come lei, e che poteva dimostrare meno anni di quanti realmente ne avesse. Chiuse lentamente il libro assicurandosi di tenere il segno con la foglia di Ginko Biloba, raccolta durante la gita al tempio qualche giorno prima, “quando questa vacanza era all'inizio” pensò e un ombra di malinconia le sfiorò il viso. Si voltò verso lo sconosciuto sorridendo cortesemente.
Era vestito sobriamente, completo scuro e cravatta, soltanto la camicia faceva trapelare un nonsoché di casual, di informale. Lui si inchinò più volte salutandola con tutte quelle “cortesie” proprie della loro cultura, poi si presentò, o almeno così le parve di capire, porgendole l’immancabile bigliettino da visita. Lei lo prese e lo osservò, anche questi era stranamente sobrio ma informale, scritta bianca su fondo nero, e particolari giochi di forme che non riconobbe.
Si affrettò a prender dalla borsetta un astuccio di metallo, lo aprì con un click e ne trasse fuori uno dei suoi bigliettini. Per fortuna ne aveva preparato qualcuno in vista di occasioni simili. Lo guardò un istante. Pensandoci bene quell’argento su campo azzurro, con un ramo di ciliegio appena abbozzato, le sembrava troppo frivolo, ma quando lo aveva disegnato le era piaciuto così tanto e ora non aveva molta scelta.
Lo porse all’uomo che la osservava incuriosito, lui lesse il suo nome e parve volesse memorizzarne ogni lettera, ma forse si stava solo chiedendo come si pronunciasse.
Si tolse gli occhiali da sole per osservare lo sconosciuto senza filtri, era di bell’aspetto, e un po’ più alto della media, lui, probabilmente sentendosi osservato, sollevò la testa e i loro occhi s’incrociarono, lei sorrise nuovamente, divertita questa volta, e lo vide arrossire impercettibilmente.
Fu soltanto un attimo, un attimo d’intimità, solo un secondo di confidenza al di là di luogo e tempo.
Poi arrivò il momento che lei aveva temuto. Lui le rivolse qualche parola, ma lei non capì,!
Provò a chiedere, parlandogli in inglese, in che modo potesse aiutarlo, scusandosi per non riuscire a comprenderlo.
Per tutta la durata di quella splendida vacanza, lei aveva lottato con la scomoda sensazione che si prova a visitare un paese di cui non si conosce la lingua.
Un'indicazione, un semplice saluto, persino scusarsi per un casuale urto diventava un'operazione incredibilmente complicata. Inoltre, in questo splendido paese, le persone che conoscevano l'inglese erano davvero poche, mentre quelle che parlavano la sua lingua erano praticamente inesistenti.
Un’espressione perplessa si dipinse sul volto dell’uomo, poi il suo sguardo s’incupì. Lei fece un’ulteriore tentativo, ma era evidente che non esisteva punto s’incontro.
D’improvviso una voce squillante attirò la sua attenzione, lei si voltò, e vide le sue amiche farle segno di andare.
Fece un cenno di assenso e si alzò. Infilò nuovamente gli occhiali e il mondo si tinse di un sottile velo scuro.
Quel semplice gesto bastò affinché la barriera culturale, che si era creata tra di loro, divenisse insormontabile e sancì la fine di quella curiosa conversazione.
Lei raccolse il libro e le sue cose, s’inchinò e sorrise cortesemente.
Le uniche parole che conosceva nella lingua di lui erano scuse e saluti, le usò entrambe, augurandosi di esser stata abbastanza referenziale. L’uomo fece altrettanto, borbottando qualcosa che lei non comprese.
Si voltò senza esitazioni e si avviò verso le due donne che la stavano aspettando. Quando le raggiunse una delle due le fece cenno di voltarsi. Alle sue spalle c’era l’uomo di poco prima, in evidente imbarazzo e un tantino trafelato. Lei fu colta dallo stupore ma sorrise ugualmente.
Questa volta lui non provò nemmeno a parlarle, le prese delicatamente una mano e le poggiò sul palmo una foglia di Ginko Biloba. Lei sgranò gli occhi, le bastò un secondo per capire che le era scivolata via dalle pagine del libro, la guardò e i suoi occhi si fecero dolci.
Spostò lo sguardo sullo sconosciuto e lo ringraziò di cuore, regalandogli il più bel sorriso che lui avesse mai visto.
Per lei quello era un ricordo importante...

“ いつかきっと かっさらいに行く もっとお前に ふさわしい俺になって ”*

... Avevano appena finito la prima parte di quella lunghissima riunione, in cui lui si era prodigato nello spiegare a tutti le idee per la nuova stagione. Lavoro e ancora lavoro, ormai si era buttato a capofitto in questo progetto, non c’era tempo per altro, non voleva tempo per altro…
Ma era veramente così?!
Da qualche anno la sua vita aveva preso una piega interessante, ma continuava a mancargli qualcosa. Sentiva, sempre di più, di esser incompleto.
Solo le giornate di lavoro intense, come questa, riuscivano a tenerlo lontano dal pensiero della sua immagine riflessa nello specchio al mattino, quando, dopo una notte insonne, solo, in quel enorme letto, vedeva un uomo solo, con i capelli arruffati e la barba incolta. Non capiva perché, ma quell' immagine di sé lo innervosiva.
Si era concesso qualche momento di pausa, giusto il tempo di un the e poi sarebbe tornato nella bolgia.
Metter d’accordo tante personalità forti era sempre un’impresa, ma lui ci riusciva, in un modo o nell'altro, nonostante nessuno lo sapesse, era lui il cuore del gruppo.
Guardò fuori il cielo senza nuvole, quell'autunno si prospettava particolarmente mite, era sicuro sarebbe riuscito a godere di qualche assolato giorno di riposo, qualche solitario, assolato, giorno di riposo.
Quasi odiò il sole che, sorridente e caldo, illuminava la sala con i suoi benevoli raggi. Tutto sembrava avvolto da un alone magico, il tempo era sospeso in quell’ istante di quiete. Complice anche la quasi assenza di persone.
Non era un periodo di alta affluenza turistica e i divani erano deserti.
Tutto era avvolto in un ovattato silenzio.
Il suo sguardo si posò sull’unica altra persona nella sala, oltre a lui.
Una giovane donna, vestita in modo leggero e un poco “scollato”, in pantaloncini e camicia. Portava i capelli sciolti che le cadevano sul viso, lo sguardo nascosto dietro occhiali da sole alla moda.
Stava leggendo un libro, probabilmente era straniera, nonostante non riuscisse a scorgerne il taglio degli occhi, il colore chiaro dei capelli e le forme morbide, non lasciavano spazio a dubbi.
La stava fissando da un po’, più incuriosito che interessato. Gli unici avventori del luogo erano loro due e lei non si era accorta di lui, quindi, probabilmente, non sapeva di esser osservata. Tutto intorno a lei sembrava rarefatto, un gioco di luci e colori che sbiadivano i contorni. D’improvviso aveva messo da parte il libro, alzato il volto a guardare, davanti a se, il cielo fuori dalle vetrate. Aveva spostato una ciocca di capelli dietro l’orecchio lasciando intravedere il collo, le labbra si erano socchiuse come colte da sorpresa.
Lui non poteva vedere i suoi occhi ma tutto lasciava immaginare lo sguardo estasiato con cui si stava godendo del panorama.
Si scosse all’improvviso trovando se stesso a bocca aperta con gli occhi ancora fissi sulla donna. Fu preso dal desiderio di conoscerla, ma più forte ancora, era quello di poter scorgere lo sguardo dietro quegli occhiali da sole.
Si fece coraggio e l’avvicinò.
Non era solito prendere questo tipo di iniziative e presentarsi ad esponenti del sesso opposto.In queste situazioni diventava goffo e timido e solitamente faceva delle figure non proprio brillanti. Tentennò un attimo, l’unica lingua che sapeva parlare era la propria, come avrebbe fatto?!
Ci stava ancora pensando quando si ritrovò di fronte alla straniera senza nemmeno sapere come ci era arrivato, lei lo stava guardandolo con un sorriso cortese.
Si presentò e allungò, con una certa rigidità, il proprio bigliettino da visita, era quello del lavoro e sperava fosse abbastanza sobrio.
Lei lo prese dalle sue mani sfiorandole appena e un brivido gli corse lungo la schiena. Gli diede uno sguardo veloce e poi trasse fuori da un astuccio in metallo, un cartoncino azzurro, con un disegno delicato e due righe con nome e numero.
“Ora conosco il suo nome” pensò entusiasta, senza chiedersi perché un nome potesse mandarlo così su di giri.
Voleva chiederle chi fosse, se era reale, quanto sarebbe rimasta, se poteva sperare di rivederla, se poteva sapere com’erano i suoi occhi, ma qualunque parola avesse pronunciato lei non lo avrebbe compreso.
“Ma chi voglio prender in giro, non avrei mai il coraggio di dirle una sola di quelle cose, anche se capisse le mie parole”
Pensò ancora più avvilito, poi tornò in se, stava tenendo tra le mani ancora il bigliettino da visita e doveva esser sembrato matto. Alzò lo sguardo verso di lei ed ebbe un tuffo al cuore.
Non sperava il suo desiderio venisse esaudito così presto.
Due profondi occhi verdi lo fissavano incuriositi e il sorriso dipinto sul volto li rendeva ancora più luminosi. Per un’ istante il tempo si fermò, e tutto il resto perse di significato.
Si presentò nuovamente e le chiese di che nazionalità fosse, lei lo osservò perplessa e imbarazzata si scusò.
Sentirle pronunciare quelle poche parole nella propria lingua gli fece uno strano effetto, come se fosse la prima volta che sentiva qualcuno scusarsi.
Poi lei gli parlò in una lingua che non era la sua, forse inglese, probabilmente gli stava dicendo che non riusciva a capire, ma lui era nella stessa situazione.
“Non possiamo comunicare!”
Questa consapevolezza arrivò dritto al cuore come uno spillo.
Una voce dall’ingresso ruppe l’imbarazzante momento, qualcuno la stava cercando. Fu sollevato di constatare che non si trattava di un uomo.
La donna si infilò nuovamente gli occhiali da sole e la magia svanì.
All’improvviso era come se un velo scuro si fosse impossessato di tutta la luce.
Lei gli sorrise ancora cortesemente, ma quel sorriso gli parve spento in confronto a quello che gli aveva regalato qualche momento prima. Si inchinò in automatico e bofonchiò un saluto.
La osservò allontanarsi di buon umore e lo turbò l’idea che quella separazione pesasse soltanto a lui.
“Idiota! Potevi almeno provarci!” si rimproverò
“Un’occasione... vorrei soltanto un’altra occasione!”
supplicò un dio sconosciuto.
Stava fisso, immobile ad osservarla allontanarsi di schiena quando dal libro che lei portava con se scivolò fuori qualcosa, si affrettò a raccoglierlo, era una foglia di Ginko Biloba...
“Grazie!” sussurrò e si affrettò a raggiungerla.
Quando lei si voltò il suo sguardo era visibilmente sorpreso, ma non mancò di sorridergli, questo gli diede il coraggio di prenderle la mano e posarvi dentro la foglia.
Lo sguardo che lei gli regalò lo riempì di gioia. Non importava quanto sarebbe stato complicato o come sarebbe andata, voleva assolutamente che questa sconosciuta entrasse a far parte della sua vita e avrebbe fatto di tutto perché ciò avvenisse!

End


*“ In qualche modo un giorno verrò a prenderti: quando sarò più degno di te. ”

venerdì 19 marzo 2010

San Patrizio '10


Ecco il terzo San Patrizio della mia "vita" Milanese.
Questo giro niente Tir Na Nog e di conseguenza nessuna attesa/agonia cibo, in compenso credo sia stato quello più assurdo della trilogia!:clap:
Sarà che la musica non era assordante come al solito, sarà che il posto, fino ad una certa ora, era semi deserto, sarà che, ahinoi, siam dovuti ripiegare in un pub inglese(blasfemia lo so :shok:) di cui ho prontamente rimosso il nome(sarà che i neuroni eran già bruciati prima ancora di toccar Birra?!)
sarà quel che sarà, ma è stata una serata memorabile.
A testimonianza di ciò, vi porto prove inconfutabili, foto compromettenti e dialoghi al limite della follia...
Tenetevi saldi si comincia! :crudele:

Comicniamo con le citazioni:

Su strane forme di legno:
Max: serve per far proiettili! (interessante)
Giorgia:
se ci metti la cioccolata spara anche uova (...)

Max: potrebbe servire anche per altro. (e qui non indago)

Questa me l'ero persa:

Dama: un ANAL INTRUDER

Max: Hai visto troppe volte top secret (spiegatemelaaaa!!)

Strane "forme" alimentari:

Miao: la salsiccia sembra una cacca

Max: ma di cane? (perchè?!?! non faceva già schifo così?!)

Baby Katana:

Chiara: ha iniziato con nomi normali... tipo Teodorico

Peso della cultura...:

Die: sono molto in fondo al libro

... e non solo:

Die: non so cos'è il proctologo

Giorgia: quello del culo!

Strani odori:

Miao: che odore di crauti pensavo qualcuno avesse problemi di intestino

Dama: una scoreggia all'aceto?!

In tema di festeggiamenti... e non:

Dama: la stella filante è vergine come l'uccello di wedge ( non so chi sia ma mi spiace per lui)

Dama: no la cosa pereppepe.(se indovinate che voleva gli passassimo siete dei geni!!)

E ora le fotine:


Se vi dico che è una foto "normale"?!

Momenti di insana follia

Cerca il soggetto nascosto...

Momenti di insana follia2

Uno scoiattolo?!

Riccioli d'oro

Miaoo

Niji ~ Aqua Timez

Niji siginifa "Arcobaleno". Questa canzone è una di quelle da cui non ti aspetti molto, ma che poi si rivela avere un testo decisamente sopra la media.
Gli Aqua Timez li ho conosicuti grazie Bleach, di cui han cantato varie Theme song, e anche con questa (sigla del Dorama Gokusen3) non son stati da meno.
Video che ha il sapore dei giorni di scuola, quando vorresti correre via.
Ecco un nuovo progetto targato T3S di cui ho curato la traduzione.
Il genere può anche non piacere ma la canzone, a mio avviso, merita!


Niji
Aqua Timez


martedì 26 gennaio 2010

Blaze "Tsubasa Reservoir Chronicles"

Ecco nuovo progettino T3S tradotto da me...
L'attesa non è stata vana!!
Prima, stupenda, Opening Theme di Tsubasa Chronicles, l'ho adorata, è bellissima!
Sarà che son di parte visto quando mi piace l'anime, Damina ricordo quelle calde sere a casa mia a Napoli a guardarcelo?? *-*
Buona visione!

Titolo: "Blaze" (fiamma)
Artista: Kotani Kinya
Ost: "Tsubasa Reservoir Chronicles"


domenica 24 gennaio 2010

Blood types in Japanese culture




E rieccomi con argomenti più frivoli a deliziarvi.
Ce lo siamo chieste spesso, loro ci van dietro più di noi, ma cosa sarà mai la personalità associata al gruppo sanguigno???
E la vostra MD miao risponde :plus: (in realtà cito fonti :rido:). Ma andiamo per gradi...

Non è raro che in Giappone vi chiedano qual è il vostro gruppo sanguigno, poiché una tradizione popolare afferma che questo influenzi il carattere e la compatibilità tra due persone, in modo simile al segno zodiacale, che va di moda qui da noi.

Un po' di storia(Fonte):

Nel 1916, un medico giapponese, Hara Kimata, pubblicò una ricerca che legava il tipo di sangue al carattere. Poi, intorno al 1925, l'esercito giapponese fece propria questa teoria per identificare i punti di forza e le debolezze dei propri soldati, per selezionare gli uomini più adatti a un certo incarico. :puh:
Ovviamente, non esiste nessuna prova certa di questo collegamento. Tuttavia, l'idea rimane. :mju:
Il professor Furukawa Takeji, pedagogo e psicologo, nel 1927 pubblicò una serie di articoli intitolati "The Study of Temperament through Blood Type", basandosi sugli studi iniziati nell'antica Grecia fino ad arrivare a Carl Jung.
In base ai vari studi, si determinano caratteristiche ben precise...

Ed ora arriva il bello! :rdxv:

Lo so che è questo quello che aspettavate tutte :gnegne: :gnegne:
Intanto, per chi non lo sapesse, il gruppi sangugni o Blood Type sono 4: 0; A; B; AB.


Come "Koi no ABO" :rido: insegna:

Gruppo 0 (i melodici)

Natura decisamente ottimista e aperta al mondo. Ha grande capacità di adattamento agli esseri e alle cose. Come tutti gli estroversi ci tiene a piacere ed è bravissimo a valorizzarsi. Voglia di scoprire, di assimilare ma anche di amore degli scambi, di dare e di darsi. E' fornito d'una memoria spontanea e selettiva, di una vasta intelligenza e di una buona capacità di comprensione e d'assimilazione. Tiene molto all'indipendenza, ma al tempo stesso è molto sensibile all'opinione che si ha di lui e al giudizio delle sue azioni. Se deve prendere una decisione la prende sui due piedi, confida maggiormente
nel suo istinto più che nell'esperienza. E' attaccato alle convenienze e alle regole del vivere sociale. Da solo si annoia e non combina nulla di buono.

Matrimonio: gli uomini e le donne del gruppo 0 si sposano facilmente, ma divorziano anche facilmente per poi risposarsi. Si dimostrano compagni comprensivi, moderni, liberi e rispettosi della personalità dell'altro.
Gli uomini 0 sono attratti dalle donne B. Le donne 0 preferiscono gli uomini A, e subito dopo gli uomini B.
Professioni: commercio, relazioni pubbliche ma anche avvocato, professore, medico,
psicologo. E' attratto dalla meccanica, dalle lingue straniere, dalle scienze politiche.
Alimentazione: da molta importanza al cibo e adora cucinare. Aperto a tutte le nuove esperienze, è un buongustaio e al tempo stesso un goloso.
Gusti intellettuali e artistici: piace la musica, l'opera, il teatro, la poesia.
Pianeta dominante: il SOLE. Elemento dominante: l'ARIA.


Gruppo A (gli armonici)

Carattere gentile, riservato e pudico, quasi sfuggente. Sotto un'apparente amarezza si nasconde quasi sempre un profondo ottimismo. E' uno che non si prende troppo sul serio, ma lui prende sul serio la vita e gli altri. Ha una memoria pronta ma selettiva, una intelligenza intuitiva ma logica. Se il suo modo d'accostarsi al mondo è sentimentale e sensuale al tempo stesso la sua immaginazione si libra lontano anche quando non si esteriorizza. Mira ad un ideale elevato che talvolta è difficile da raggiungere, non al successo sociale o alla ricchezza. E' un orgoglioso, ama la verità, i rapporti diretti e
improntati alla fiducia. Ha un carattere molto indipendente si sforza di dipendere solo da se stesso e preferisce organizzarsi da solo piuttosto che lavorare in equipe. Ha il senso della responsabilità, l'amore per il lavoro ben fatto, ha una profonda coscienza professionale. Non tollera sia le critiche sia la concorrenza e nonostante la fiducia che ha in se stesso (fiducia che di solito è molto profonda) non gli dispiacciono le lodi che gli vengono tributate e le dimostrazioni d'affetto. Nei momenti di crisi, tuttavia, desidera stare da solo.

Matrimonio: gli uomini del gruppo A si fanno molto facilmente un'immagine " poetica " della donna. Di conseguenza si dimostrano ostili verso l'attuale tendenza che consiste nel " virilizzarla ". Attirati dal matrimonio e dai figli vanno d'accordo con le donne del gruppo O. Le donne A non disdegnano il nubilato e non sono molto entusiaste all'idea di procreare. Sono attratte da uomini del loro stesso gruppo sanguigno.
Professione: sono tagliati per l'architettura e i mestieri che richiedono grande abilità manuale. Agli A non piace né comandare né obbedire. Sono portati per i lavori di ricerca che permettono un'autonomia creativa.
Alimentazione: variata e raffinata. L'A è più buongustaio che goloso.
Gusti intellettuali e artistici: molto eclettico ama la letteratura, la filosofia, la storia, la musica). Attrazione per l'arte d'avanguardia, la pittura astratta.
Pianeta dominante: il GIOVE. Elemento dominante: il FUOCO.

Gruppo B (i ritmici)

Temperamento dinamico e intraprendente, precoce ambizione, una mente rigorosa. Possiede una grande curiosità indirizzata verso determinate cose, l'amore del rischio, molta perseveranza, un acuto senso del dovere e un certo settarismo. La sua sincerità è assoluta e spontanea e non si abbassa mai a mentire, nemmeno per salvare la forma. Dotato di memoria eccellente, piace organizzare, costruire, comandare, è attratto dalle associazioni solidamente strutturate. Di lui si dice che è quello che abbatte gli ostacoli.
L'egocentrismo lo porta spesso a non tenere in sufficiente considerazione l'opinione degli altri, ma quando prende un granchio lo riconosce lealmente. L'immaginazione è volta alle realizzazioni concrete e sa dominarla e guidarla a meraviglia. Molto portato all'analisi e alla deduzione, ha uno spirito critico molto acuto e modi disinvolti, al limite brutali e aggressivi. Prende tutto sul serio, è onesto e settario. Il successo non gli dà alla testa, sebbene accordi molta importanza all'approvazione altrui. In ordine di successione interessa in primo luogo l'azione, in seguito le idee, le cose e infine le persone.

Matrimonio: gli uomini B hanno nei confronti delle donne un atteggiamento molto mediterraneo, un misto di passione e di disprezzo, un forte senso del possesso. Ma stimano solo quelle donne che si identificano socialmente con gli uomini. Per le donne B il matrimonio è un affare. Sono audaci e talmente scevre da pregiudizi. Se decidono di fondare un focolare è per sistemarsi definitivamente. Spesso sono volubili prima di sposarsi, ma una volta sposate si rivelano spose fedeli e ben organizzate.
Professione: le attività che richiedono azione o quelle tecniche. E' attratto inoltre da professioni liberali e da quelle che hanno a che fare con la politica.
Alimentazione: è generalmente sobrio, dà poca importanza al cibo.
Gusti intellettuali e artistici: s'interessa in modo concreto alle arti e alla letteratura. Piace il ballo, il jazz e la pittura.
Pianeta dominante: SATURNO. Elemento dominante: la TERRA.


Gruppo AB (i complessi)

Personalità ricca e affascinante, ma è contrassegnata da tendenze contraddittorie. Il suo straordinario bisogno di comunicare con gli esseri e le cose rivela una curiosità molto viva, con una fantasia multiforme che riesce a concretizzare al massimo. E' infatti, però tutto l'opposto del sognatore per eccellenza. La sua sensibilità a fior di pelle è controbilanciata da un acuto senso della realtà, da una durezza inflessibile che si manifesta quando sono in ballo i suoi interessi. E' tenacemente attaccato alla sua indipendenza e pronto a tutto pur di difenderla, più avido che ambizioso, dà prova nei rapporti con gli altri di una volontà capricciosa e un'autorità anarchica. E' brillante e ricco di fascino, è fornito di una grande capacità d'adattamento e ha la tendenza ad approfittarne. L' intelligenza è di notevole levatura, possiede un'eccellente memoria e un'attenzione vigile e sostenuta. Piacciono le difficoltà e succede spesso di complicarsi a bella posta i problemi che appaiono troppo facili. Ha un humour corrosivo che non risparmia né i suoi amici né se stesso.

Matrimonio: all'uomo AB non dispiace affatto restare scapolo, ma quando si forma una famiglia è relativamente prolifico. Le unioni più equilibrate e felici degli AB sono quelle realizzate con gli stessi AB e gli O. La donna AB si sposa abbastanza facilmente. Senza dubbio da entrambe le parti c'è una volontà concorde di preservare la reciproca indipendenza all'interno della coppia.
Professione: le attività che si addicono maggiormente sono quelle che obbligano ai contatti con il mondo esterno, come il commercio, la pubblicità, le relazioni pubbliche, insegnamento. Tutte le attività all'aria aperta: istruttore sportivo,marinaio.
Alimentazione: atteggiamento molto variabile, preferisce pasti composti da numerose portate.
Gusti intellettuali e artistici: è molto portato per la matematica, la medicina, le scienze biologiche. Piace la musica ritmata, i western, i film polizieschi e di avventura.
Pianeta dominante: la LUNA. Elemento dominante: l'ACQUA.

Fonte

Allora vi ritrovate in queste descrizioni?!
Assieme alle T3S ci siam divertite un mondo a trovare somiglianze e a scoprire "chi" era "cosa" :crudele:
E ricordate, da oggi in poi, se qualcuno vi chiede di che gruppo sanguigno siete, o è interessato alla vostra compatibilità caratteriale... o è un vampiro!!! :paura:

Miaoo

martedì 15 dicembre 2009

” なくしてしまったひとつのピース 探しているよ 手を借してくれ 。 “



” なくしてしまったひとつのピース
探しているよ 手を借してくれ 。
探してる 足りないピースを
ひとりじゃ とても無理だよ “
"Puzzle" Kanjani8

“Nella vita non si può mai dire” dicono, ma ovviamente non leggerai mai queste righe!
Ancora più improbabile che tu ne capisca il senso o che comprenda che è dedicata a te, ma affido comunque queste parole al caso, foriero di ricordi e incontri, augurandomi che, nel suo dispettoso peregrinare, ti raggiunga, prima o poi, e te le sussurri modestamente.
Non ho mai pensato che si potesse sentir “vicino” qualcosa di così distante.
Vivere nell'attuale realtà è talmente deprimente che ogni occasione di svago è benvenuta, ma non avrei mai creduto che una così frivola cosa mi toccasse il cuore tanto nel profondo.
Ho sempre sorriso di chi desiderava, proclamava a voce alta, sentimenti e intenzioni campati in aria, senza sbocchi ne radici, eppure ora li invidio perché, pur desiderando di poterlo fare, la mia razionalità, questa ancora che mi tiene ben salda ad una realtà che mi sta stretta, mi costringe a ricacciare ogni cosa nel più profondo angolo del mio essere.
Vorrei dire, vorrei urlare, vorrei averti qui. Almeno avere la possibilità di averti qui e di poterci “provare”. Se è vero che le distanze sono relative, allora perché queste ci dividono inesorabilmente?
“Basta volerlo?!” dicono, ma quando quello che vuoi è talmente fuori dalla tua realtà che si fa'?
Allora!?
Basta davvero, solo, volerlo?
Vorrei vedere il tuo sorriso accendersi per me, ascoltare i racconti delle tue disavventure, lenire il tuo dolore, raccogliere le lacrime, quelle che non versi di fronte agli altri, e trasformarle in nuvole per poterne ridere assieme. Vorrei consolare il tuo cuore ferito, gioire delle vittorie, comprendere, con un solo sguardo, cosa ti attraversa la mente. Arginare l'impeto d'ira le rare volte che perdi la calma, portarti per strade assolate d'estate e davanti ad un mare agitato d'autunno, e vorrei che questo fosse per te come lo è per me. In realtà mi basterebbe avere la possibilità di conoscerti per quello che sei e non per quello che rappresenti, riuscire a parlare superando le barriere della distanza, della dialettica…
Ah! Se esistesse un mondo come quello dei sogni, dove i confini sono solo il cielo e l'immaginazione, allora potrei incontrarti lì, e sarebbe facile... più facile, più possibile che in questa terrena realtà. Sognare non mi basta più, ma è l'unica cosa che mi è concessa, anzi, nemmeno questa, dato che, il mio io razionale, mi impedisce anche solo di prenderla in considerazione una tale fantasia.

Quando mi ritrovo davanti a quel sorriso furbo, che rappresenta il tuo essere ma che è anche la tua maschera migliore, mi sento persa. Affascinata dalla complicità che trasmette e scoraggiata da quel che potrebbe celare e, a cui, non ho il permesso di accedere.
Cosa pensi quando sorridi per “dovere”? Quanto vorrei poter guardare negli occhi che si nascondono dietro le maschere teatrali di “gioia e tristezza” che, nel tuo caso, sono “goliardia e mistero”.

Chi sei realmente? Quali parole usi? Di cosa parli e come suona la tua voce quando quel “riflettore” è spento?!
Temo non soddisferò mai la mia curiosità, e la voglia di averti non sarà mai sedata. Come un vampiro innamorato del sole, vago in questa oscurità, consapevole di non poter mai nemmeno sfiorare l'oggetto dei miei desideri.
Eppure sei in tutto ciò che faccio!
Ero stanca, arrabbiata, depressa, con il desiderio di urlare.
Lo sguardo fisso e il volto sferzato da un vento gelido.
Continuavo a rimuginare su situazioni e desideri repressi e, all'improvviso, familiari note lontane mi han riempito il cuore. Le lacrime che non riuscivo a versare han rigato, copiose, il mio viso. Non posso ignorare tutto questo!
Sei il mio sfogo, la mia isola felice e la mia ossessione, la mia tristezza e la mia consolazione e nello stesso tempo, sei la mia disperazione.
Al momento posso solo assaporare le parole che riservi ad altri e impedirmi di sperare.
Non voglio, non devo... mio malgrado, non posso.
Sentendo la mancanza di una parte importante vago incompleta alla ricerca di qualcosa che ho sfiorato tra le dita senza averlo mai afferrato. Affido questo sfogo senza tempo ad un opinabile postino, se il destino vorrà, riuscirà a raggiungerti, perché io non ne son stata capace.
Continuerò a sentire l'assenza di quel “pezzo mancante” che non sono in grado di ritrovare da sola.


Perdonami! Hikaru/Aranel