Lo senti dire ovunque. In un film pieno di retorica; come battuta fatta da qualche amico, con nessun senso dell’umorismo e ancor meno tatto, nel momento sbagliato; da qualche anziano, come monito, a spiegarti che spesso quello che desideri non è quello che ti serve.
“Fa attenzione a ciò che desideri, un giorno potrebbe avverarsi!”Ci credo poco. Come se i desideri potessero avverarsi per incanto... Ingenuo!
Ogni giorno arranchiamo per conquistare quel centimetro di felicità tanto agognata, sperando di seguire la strada giusta, con un obbiettivo sempre più lontano.
Sempre più arroccati su di uno scosceso crinale che rende impervia la salita, che ci allontana dagli altri, che ci lascia l’illusione di esser gli unici in grado di scalarlo, che ti rimanda indietro sempre un po’, per ogni metro conquistato.
Cinico?! Ovviamente!
Come tutti quelli giunti alla mia età con l’illusione di spaccare il mondo spaccata dalla realtà!
Ero in condizioni anche peggiori quel giorno di sette mesi fa.
Al solito, mi trascinavo per la città in cerca di qualcosa, o semplicemente aspettando l’ora in cui Morfeo mi avrebbe accolto tra le sue braccia e messo fine ad un altro inutile, tedioso giorno.
Senza nemmeno rendermene conto ero fermo a fissare una vetrina in allestimento. Seguivo con lo sguardo i contorni della mia persona, dall’alto verso il basso e poi ancora in alto (- passatempo intelligente - oserei dire) quando la sua figura, esile e aggraziata, si avvicinò alla mia.
Ci volle poco perché la mia attenzione si spostasse su di lei.
Impermeabile chiaro e capelli legati, leggermente inumiditi dalla pioggerellina che da settimane incombeva sulla città.
Niente ombrello, strano per una donna truccata, anche se impercettibilmente, e ben vestita.
No, non potevo vedere com’era vestita, ma il taglio dell’impermeabile mi suggeriva una persona di buon gusto.
Era ferma accanto a me e mi guardava divertita. Quasi avesse letto i miei pensieri mi sorrise e un velo di gelo calò all’improvviso.
“Salve”
Risposi poco convinto.
Ma era solo da un paio di giorni che una risposta si era fatta strada, prepotente, in me.
Anche in quel momento, davanti ad una sporca, vuota vetrina, con la mia grigia immagine riflessa che mi ammoniva, nella testa solo quella frase campeggiava, padrona assoluta.
Lamentarsi della propria vita è decisamente uno sport inutile. Si spreca tempo a lagnarsi di ciò che non va e non si fa nulla affinché vada meglio.
In sette mesi la mia vita non ha subìto grossi cambiamenti, ma ho smesso di trascinarmi per le strade fino a sera, di rotolare fuori dal letto ancora mezzo addormentato e arrivare al lavoro come un automa.Nemmeno so quando ho smesso di sentirmi vuoto e inutile.
Gradualmente, giorno dopo giorno, qualcosa è cambiato.Non ho vinto alla lotteria e la pace del mondo non è stata siglata, ma la mia vita ha cominciato a prender i connotati di un dolce prato in discesa.
Il sole in una mattina di primavera.
Un suo solo sguardo mi rendeva la giornata migliore. In realtà era semrpe stata lì. Lavorava da mesi nell'ufficio accanto al mio.
Migliaia di volte l'avrò incrociata, alla macchinetta del caffè, per i corridoi, chissà quante volte mi ha rivolto la parola senza che nemmeno le rispondessi o la degnassi di uno sguardo.
È stato come aprire gli occhi dopo un lungo letargo.
Vi lascio immaginare la mia felicità quando ha acconsentito ad esser mia!
Ma oggi mi torna in mente quella triste, piovosa sera, in cui una sconosciuta mi chiese di esprimere un desiderio.
I miei professori, a scuola, mi rimproveravano sempre per l’uso che facevo delle parole.
Dell’impulsività con cui costruivo le frasi, senza pensare, soppesarne, il significato.
Quanto è sottovalutato l’insegnamento.
Sereno, senza angoscia, con solo la sensazione di esser stato nuovamente imbrogliato dalla vita, e non poter nemmeno riuscire a soffrire per questo.
Mi consola solo il poco tempo in cui ho potuto godere di questo stato.
La vita è davvero breve per perdere tempo a lagnarsi di quello che non va’, a desiderare cose troppo lontane da se, ad esser convinti che ciò che può renderci felici, non lo abbiamo ancora raggiunto.
Chiudo gli occhi sereno, burlato da un sadico demone chiamato “destino” con il dubbio che, forse, avrei dovuto desiderare qualcos’altro e la certezza di non aver imparato la lezione.


