mercoledì 13 marzo 2013

Pillole/3



Di cinema:
Rabè: nel film Dogma Metatron è la voce di Dio.
Die: In pratica la voce di Sauron versione buona!

Su chi-sai-tu
Miao: Ho interesse a venire alla Ycon quest'anno. - ammicca -
Dama/Rabè: Ahhh per motivi gildeschi... - sguardi d'intesa -
Miao: eh?! - sopracciglio alzato -
Rabè: ma non è detto che venga.
Miao: ma chi?! No aspè ma di chi state parlando?
Dama/Rabè: ma di lui...
- attimo di silenzio e poi scoppio di risa -
Miao: ma nooo che c'entra io parlavo di chi-sapete-voi - senza dire il nome -
Dama con punto interrogativo sulla faccia, la prima ad arrivarci è Rabè.
Rabè: AAAAAhhhhh. No, non viene!
Parte una catena di risate e Dama sempre più perplessa...
Dama: ma chi?
Rabè: Il pisa... il pis *chi-sai-tu* - soprannome inpronunciabile mentre si ride e anche dopo -
Dama: Ah, capito! Non viene!
Miao: Si, lo avevo capito 5 risate fa! Allora non vengo.
Dama/Rabè: Ah grazie! edit "grazie, che se non viene lui non vieni, cioè chissenefrega se ci siamo noi, eh!? :-P"  lol
Die/Mindro: Non ho capito una mazza!

L'italiano questo sconosciuto (prego i presenti di correggere qualche imperfezione di memoria.)
Miao: perchè le persone comprano la tecnlogia che sono dieci anni avanti al loro cervello.

Poi non cito le varie uscite assurde e i miei "lucca comics" anzichè "cartoomics", che non ricordo bene ma invito gli altri a postare se vogliono, aggiornerò volentieri.
Luogo:
Rimpatriata con il Mindro in quel di Milano con Damina, Rabè e Die ad abbuffarci di giapponese e quando mai...

domenica 10 marzo 2013

Light









Non era insolito per lei svegliarsi nel cuore della notte senza una ragione apparente, rigirarsi nel letto lucida e con in bocca ancora il sapore del sogno appena lasciato a metà, fissare il soffitto per qualche interminabile minuto per poi riaddormentarsi e riprendere da dove aveva lasciato. Qualche volta aveva provato ad alzarsi e fare una capatina al bagno ma, appena si sedeva sul bordo del letto, con una pantofola infilata e l'altra no, si sentiva troppo stanca ed ripiombava sotto le coperte. 
Queste interruzioni notturne del sonno non avevano mai influenzato la sua vita e aveva deciso che poteva conviverci senza troppa sofferenza.
Quella notte però c'era qualcosa di diverso.
Forse i suoi vicini avevano deciso di dare il via alle grandi manovre nel cuore della notte, o forse i suoni che per lei di solito erano "bianchi" ora la disturbavano, non riusciva a capire ma quella sera riaddormentarsi sembrava più difficile del solito.
Faceva freddo, era proprio una di quelle notti in cui dormire al caldo, sommersa dalle coperte, era il piacere assoluto e non intendeva lasciare il tepore del nido per tentare una passeggiata. Cambiò posizione più volte ma nulla da fare, gli occhi e la mente spalancati come in pieno giorno. Poi accadde qualcosa di insolito - di più insolito diciamo - era certa che in casa non ci fosse nessuno e non aveva un animale domestico da anni, eppure si sentiva osservata. Il panico crebbe velocemente man mano che l'idea di un ladro si faceva strada tra i pensieri. Le ombre negli angoli della stanza le sembravano minacciose e enormi come il mostro sotto il letto da bambina, e come allora era indecisa se accendere la luce o meno. La lampada sul suo comodino avrebbe dissipato le tenebre e lei, tirando un sospiro di sollievo, avrebbe riso per la sua codardia. Rimaneva però quella remota - nemmeno tanto poi - possibilità che la luce rivelasse un intruso, cosa avrebbe fatto in quel caso? Trovandosi davanti quell'uomo vestito di nero e con in testa un cappuccio in modo da lasciar scoperti solo gli occhi - perchè si, lei se li immaginava tutti così i cattivi, in tutina nera, magari attillata, e il volto coperto stile Diabolik, senza il fascino, ovviamente - che la fissavano cattivi. 
Cosa avrebbe fatto allora? Nel momento in cui lo avesse colto in flagrante, come avrebbe potuto difendersi? L'ansia cresceva salendo in spirali sempre più strette, attanagliata dal panico che ora era divenuto terrore, tese l'orecchio a cogliere anche il più piccolo rumore: il cigolio di una porta al piano di sopra, un ubriaco in strada, la raccolta del vetro, sembrava che il mondo avesse deciso di affaccendarsi tutto insieme quella notte, a quell'ora tarda. "Maledette pareti di cartapesta" imprecò tra se, possibile che non potesse aver pochi secondi di silenzio assoluto?! La vita fuori proseguiva incurante del dramma che si consumava nella sua stanza eppure quel brulicare in un certo modo la consolava, le impediva di sentirsi sola. 
Inutile titubare, con il cuore in gola decise. Allungò lentamente il braccio fuori dal piumone e, tremante, trovò a tentoni l'interruttore, le dita lungo la superficie di legno si mossero silenziose - come se cambiasse qualcosa far rumore o meno in quel momento, di lì a breve si sarebbe comunque esposta - un lungo istante per ripensarci e poi accese la luce.

mercoledì 6 marzo 2013

Notre-dame de Paris


La mia prima volta alla scala, nonostante il posto fosse sfigato ai fini della visione dello spettacolo, ha offerto una visuale stupefacente dell'orchestra e, tutto sommato, me la sono goduta, anche per questo. 
Notre-dame de Paris, il balletto, la mia coinquilina al pianoforte, io piazzata sul loggione o seconda galleria, a lato del palco. L'acustica perfetta, peccato aver visto l'intero balletto per due terzi dato che il fondo palco e l'angolo destro erano fuori visuale. :(
Mi sono innamorata di Frollo, il cattivo, fatto divinamente da Antonino Sutera *_* e anche il ballerino che ha interpretato Quasimodo, Ivan Vasiliev, è stato da accaponare la pelle. Non ho visto Bolle ma non l'ho rimpianto, confesso. 
>Il teatro è qualcosa di colossale, ti emoziona solo starci dentro. Caldo nelle sue sfumature di oro e rosso, con quell'atmosfera rarefatta che solo i sogni. Pronto a traghettare verso terre lontane, una porta tra il qui e l'altrove. E dentro, tante formichine un tantino scompigliate che si affrettano a prender posto prima che il portale dia il via alla magia. 
Non amo il balletto, lo confesso, ma vederlo dal vivo, in un contesto del genere, sfido chiunque a non commuoversi, poco importa se poi devi star appesa alla balconata per capire che succede nell'angolo sotto di te, l'importante è lasciarsi trasportare. 
La musica di quest'opera è poi affascinante e coinvolgente, dal canto mio mi son fatta ammaliare dall'orchestra che ho goduto in tutto il suo pieno: gli archi flessuosi, le percussioni potenti, le arpe gentili, il pianoforte agile e trascinatore; commovente, con gli occhi da fanciulla li ho osservati, oltre che ascoltati, estasiata, che emozione!
Confesso che una serata alla scala mi spaventava, è un mostro sacro della cultura Italiana, ha un etichetta e un rispetto da osservare, ossequiosa ho fatto la sua conoscenza ed è meno austera e pretenziosa di quanto credessi. 
Ne sono felice e ora che conosco il mistero della galleria ci tornerò di sicuro. Soprattutto ora che ho scoperto il meccanismo dei biglietti da loggione :P

Edit  Come promesso ecco le foto







 Questo è Frollo *.*

martedì 5 marzo 2013

Me & Me



Le varie me: barbona avvolta nella sciarpa, incappucciata, accucciata sul sedile dell'autobus che mi avvento affamata su un hamburger strapieno di cipolle e pomodori lottando per non sporcarmi; due ore dopo sullo stesso autobus strafiga, tirata con 15cm di tacco e truccata mentre vado incontro alla mia prima volta alla scala - balletto - elegantissima! Ti vien da chiedere se è la stessa persona.

domenica 3 marzo 2013

♫ Basta un poco di zucchero... ♫



Camera mia è un casino... ci ho messo due ore solo per sistemare scarpe e vestiti... Sembra passato un uragano, l'uragano Mari... Ci vorrebbe lei :P

Lavorare su se stessi!




Ultimamente non mi arrabbio più come prima - forse arrabbiare non è il termine più adatto per descrivere quella sensazione di angoscia, insoddisfazione e odio contro il resto del mondo che non mi da ciò che voglio - sarà quella sorta di equlibrio stabilito con il mio corpo, un precario accordo tra mente e fisico giusto per non impazzire, o l'acquisizione di una certa consapevolezza di se; sarà che ora son propensa più a cosa gli altri possono fare per me che il contrario - che per quanto ami prendermi cura delle persone a cui tengo, oltre ad aver ristretto notevolmente la cerchia, il loro bene non è a discapito del mio; - sarà questo desiderio di avere, per una volta tanto, più che dare incondizionatamente - che non c'è poi nulla di male ad essere un tantino egoisti quando esserlo vuol dire amare se stessi e volere per se stessi più di quanto al momento si ha; - sarà che, come se fosse un germoglio da curare, desidero proteggere questa voglia di riscatto; insomma adesso sto meglio. 
Non che abbia trovato la pace dei sensi, anzi, di strada da fare ce n'è! Perdo ancora le staffe per cose stupide ma meno di prima e spero tanto sia un crescendo a decrescere :P

sabato 2 marzo 2013

Afraid



♫ ... io sto ugale mi chiedo solo se chissà quante volte hai riso tu di me! ♪ 
È un po' come la paura del buio, qualcosa di atavico e inspiegabile, come una morsa allo stomaco che toglie il respiro tanto fa male, il terrore incomprensibile di esser derisa - incomprensibile perchè infondato il più delle volte - certo dettato più dall'insicurezza, ma terribile, soffocante.
Uscire da una conversazione on line e sentire sospesa nell' aria la sensazione che chi è rimasto ora sta commentando una tua frase prendendoti in giro; dire o fare qualcosa per qualcuno e aver il timore che questa persona ne riderà; per qualche recondito, paranoico motivo, soffocare parzialmente gli slanci senza esser se stessi fino in fondo per non mettersi in condizione di esser derisi.
Se cercassi - e in realtà non dovrei andare poi così a fondo - in me, nel mio passato, sicuramente le cause di questi complessi le troverei, ma quando la conoscenza non debella il male cosa si può fare?
La paura del buio si può razionalmente affrontare e allora, perchè questa inadeguatezza sociale no? Questo insopportabile male radicato nel cervello con cosa si nutre? 
Ora che son forte del mio nuovo io, che si ama di più, che gode egoisticamente di tutto il buono che c'è, che si è riscoperto capace di enjoy her life, cosa alimenta ancora questi lati oscuri?
Sarà forse che un buio abisso vive della propria oscurità e in esso la luce non rischiara ma si perde sopraffatta, che non sempre voler guarire coincide con il fare di tutto per guarire, che spesso è affascinante lasciarsi crogiolare nella disperazione, sarà che alla fine le brutte abitudini sono davvero dure a morire, ma se prendo per buono che dipende unicamente da me - e bada bene non sto dicendo che sia davvero così, un tarlo nella testa mi dice che non può esser sempre frutto della mia immaginazione - come uscire da questo circolo?
Esser sospettosa è così radicato in me che non riesco a non complicarmi la vita, che ad aspettarsi il male prima o poi arriva, ma fino ad allora quanto bene mi son giocata?
Dulcis in fundo una domanda: serve davvero interrogarsi su tutto ciò o è l'ennesima sega mentale senza capo ne coda che vi ho costretto a leggere tanto per deliziarvi sulla mia follia e convincervi sempre più che son da rinchiudere?!
L'auto analisi ha mai portato qualcuno da qualche parte? - senza camicia bianca ovviamente - boh!?
Intanto la metto qui, piccolo granello, fastidiosa particella di sabbia che forse diverrà perla... Vediamo.