lunedì 18 febbraio 2013

Io e il Monte Bianco!



La neve non era troppo alta e l'aria non particolarmente pungente - almeno il sabato - un sole timido ma caldo combatteva con alte vette che graffiavano il cielo lattiginoso di un pomeriggio d'inverno, la mia prima volta sulle Alpi, la prima volta al cospetto del monte Bianco.
Già in autostrada, all'avvicinarsi dei primi massicci, una sensazione di maestosità si è impossessata di me. Alte, frastagliate e irregolari, con minaccioso abbraccio i monti più alti d'Europa mi hanno accolta, e non era ancora nulla.



Man mano che ci siamo spinti verso l'alto, verso Aosta - Saint Vincent la nostra meta - le vette si son fatte più appuntite, spolverate o addiruttura incappucciate di bianca neve, le gole più claustrofobiche e il paesaggio da mozzare il fiato.


Quasi non ci si crede che esista un orizzonte talmente diverso dal proprio, più alto, più emozionante!
Fin dall'inizio sembrava di esser capitati in un mondo incantato, come se le nebbie di Avalon ci avessero traghettati verso queste isole galleggianti in aria. Perchè il primo incontro è stato proprio così: perse nella foschia del tardo pomeriggio, tra cielo e terra dello stesso lattiginoso colore, questo bianco finito, sopra e sotto, che non aveva radici nel suolo, come se qualcuno avesse colorato in cielo con un pastello. E poi, qua e là, l'accenno di qualcosa, come una presenza, troppo sfocata o distante da definire, tanto da confondere: sarà baffo di nuvola o cresta di monte? Eravamo a malapena a metà strada.


È bastato superare quella galleria, perdersi un attimo con lo sguardo tra la vegetazione, che quasi d'improvviso ecco che quel miraggio sfocato è divenuto massiccia visione.
Che spettacolo!


Più il giorno volgeva al termine più il cielo diventava terso così ho potuto godere ancora meglio lo spettacolo di pareti scoscese, profili frastagliati bianchi e brulli e sorprendendomi che da questa distanza si distinguono gli alberi in vetta.
Tappa veloce in albergo per poi dirigerci verso la meta n°1 della nostra gita: le terme di Prè st Didier. Perfette!
Era freddo il giusto e l'acqua calda, uscire fuori nelle vasche, immergersi sotto un cielo stellato e sgombro, sotto lo sguardo bonario delle montagne, con l'acqua che ribolliva intorno e la neve a pochi centimetri dal bordo è qualcosa di indescrivibile... Emozionante.
Mi son rilassata, divertita e la pelle n'è uscita splendida :P
Si stava così bene che abbiam rischiato di non arrivar a tempo per cena. 
Avrei tranquillamente sacrificato il cinghiale - che poi ho mangiato, gnam! - per restare in ammollo ancora.
Ma la terra alpina riservava ancora molte sorprese per me.

Il giorno dopo, come se il tutto non fosse abbastanza fiabesco, si è presentato al mio cospetto il castello di Fenis.


Per nulla arroccato ma adagiato elegantemente su una morbida altura, circondato da verde, eccolo comparire orgoglioso, con la colombaia e i doccioni, con la doppia fila di mura di cinta, le torrette e il corpo centrale, con la corte circondata da balconate di legno e affreschi e la scala semi circolare che scende placida nel cortile interno e mi son trovata a pensare che da un momento all'altro una Arwen poteva scendere da una delle scale a lato per poi fermarsi al centro, in cima agli ultimi gradini, e accogliere la compagnia con fare benevolo.


Abbiamo seguito i morbidi pendii lungo le mura e il percorso per la visita dove ieri e oggi si son mischiati quasi armoniosamente :P e poi la visita guidata all'interno, tra saloni austeri e camini giganteschi.


Costruito più per sottolineare la potenza del casato che per una effettiva necessità difensiva, ci ha raccontato la guida, il castello è relativamente confortevole per esser una fortezza ed ha delle scelte architettoniche volte soprattutto alla comodità che alla battaglia. 



Per quanto spoglia ancora adesso resta sentore dello sfarzo. Sarà stato anche per questo che non ho faticato ad immaginare dame e cavalieri indaffarati  negli impegni della vita quotidiana tra le mura di quelle enormi stanze.
Suggestivo di sicuro.


Salutare queste enormi amiche Alpi è stato triste ma son rientrata a casa carica di preziosi ricordi, limpidi e cristallini come la neve che ci ha fatto da compagna in questi due giorni. 
Ci devo tornare!

Se volete gustarvi anche le altre mie foto vi invito ad andare qui: 

2 commenti:

Kitchan ha detto...

Tu scrivi "Quasi non ci si crede che esista un orizzonte talmente diverso dal proprio, più alto, più emozionante!"
Pensa che io, pur essendo nata in pianura, sento più mio l'orizzonte frastagliato e protettivo delle Alpi, che l'aperta Pianura Padana.

TateyaMari ha detto...

Non fatico a crederci, saranno spaventose per quanto alte ma danno la sensazione di avvolgerti ed accoglierti. È stata una strana emozione.